Pensioni minime, svolta per molti assegni bassi: fino a 600 euro in più l’anno grazie ai giudici

Le pensioni minime tornano al centro del dibattito e questa volta potrebbe arrivare una novità concreta per migliaia di pensionati.

Alcune recenti decisioni della magistratura stanno infatti aprendo uno scenario nuovo: anche chi oggi resta escluso dall’integrazione al minimo potrebbe ottenere un aumento dell’assegno.

pensionati felici
Pensioni minime, svolta per molti assegni bassi

Se questo orientamento dovesse consolidarsi, per molti pensionati con importi bassi si potrebbe tradurre in circa 50-60 euro in più al mese, pari a quasi 600 euro l’anno.

Perché oggi non tutti hanno diritto alla pensione minima

Attualmente il sistema distingue tra diverse categorie di pensionati. L’integrazione al trattamento minimo spetta infatti soprattutto a chi rientra nel cosiddetto sistema misto, cioè a coloro che hanno almeno un contributo versato prima del 1° gennaio 1996. Diversa invece la situazione dei lavoratori entrati nel mondo del lavoro dal 1996 in poi, i cosiddetti contributivi puri. In questi casi la pensione viene calcolata interamente con il metodo contributivo e non beneficia automaticamente dell’integrazione al minimo.

Questo significa che anche chi riceve assegni molto bassi, ad esempio da 250 o 300 euro mensili, può restare senza alcun aumento diretto fino alla soglia minima prevista.

La sentenza che potrebbe cambiare tutto

A riaccendere le speranze è stata una recente pronuncia della Corte costituzionale. I giudici hanno ritenuto illegittima l’esclusione dall’integrazione al minimo per l’assegno ordinario di invalidità calcolato interamente con il sistema contributivo.

Si tratta di un passaggio importante perché introduce un principio nuovo: anche una pensione contributiva, in determinate situazioni, può avere diritto a una soglia minima di tutela. Secondo molti osservatori, questa decisione potrebbe rappresentare il primo passo verso ulteriori ricorsi e future estensioni anche ad altre pensioni, comprese quelle di vecchiaia.

Quanto aumenterebbe l’assegno pensionistico

Se il principio dovesse essere esteso ad altre prestazioni, molti pensionati potrebbero ottenere incrementi interessanti.

Oggi chi ha un assegno molto basso può contare, in presenza dei requisiti economici richiesti, solo su strumenti assistenziali come l’assegno sociale. Ma se entrasse in gioco l’integrazione al minimo, l’importo mensile potrebbe salire ulteriormente.

In termini concreti, l’aumento stimato sarebbe di circa 50-60 euro al mese, cioè fino a 600 euro in più ogni anno.

Chi potrebbe beneficiarne

I possibili beneficiari sarebbero soprattutto:

  • pensionati interamente contributivi con assegni bassi;
  • lavoratori con carriere discontinue;
  • persone con redditi modesti;
  • chi oggi percepisce importi inferiori alla soglia minima Inps.

Naturalmente, al momento non si tratta ancora di una misura automatica valida per tutti, ma di uno scenario che dipenderà dai prossimi sviluppi giuridici e politici.

Il problema dei 71 anni per molti lavoratori

Un altro nodo riguarda l’accesso alla pensione nel sistema contributivo. Oggi, a 67 anni, non bastano sempre 20 anni di contributi: è necessario anche raggiungere un importo minimo dell’assegno.

Chi non supera questa soglia può essere costretto ad attendere fino ai 71 anni per andare in pensione. Proprio per questo motivo una riforma più ampia del sistema viene considerata da molti indispensabile.

Cosa può succedere nei prossimi mesi

Le ultime sentenze potrebbero aprire la strada a nuove richieste e a un ripensamento complessivo delle pensioni minime. Se il principio venisse confermato anche in altri casi, migliaia di pensionati potrebbero finalmente ottenere un assegno più alto.

Per ora non c’è ancora una decisione definitiva, ma il tema è destinato a restare centrale nei prossimi mesi.